Aldo Vucai, maestro dell’ arte presepiale napoletana si è spento improvvisamente nella notte tra l’8 e il 9 agosto. Lascia un vuoto incolmabile per la famiglia, gli amici ma anche per il mondo dell’ artigianato napoletano.
La sua bottega nella a San Gregorio Armeno, la celebre via di pastori, al cui ingresso si trova l’ ultima vestigia ti un antico tempio, era nota per essere uno dei luoghi in cui la storia antica e moderna si incontra e fonde con l’ arte.
“Ci sono persone che riescono a lasciare un segno non soltanto attraverso ciò che realizzano con le proprie mani, ma soprattutto attraverso il modo in cui vivono e si donano agli altri. Aldo Vucai è una di queste persone” ricorda Fra Domenico Sportiello, parroco della vicina Chiesa di San Lorenzo Maggiore.
“Maestro dell’arte presepiale, Aldo porta avanti con passione una tradizione antica, fatta di manualità, creatività, pazienza e amore per ogni piccolo particolare. Nelle sue mani la materia prende forma e diventa racconto: volti, figure e scene sembrano acquistare vita, custodendo quella bellezza semplice e autentica che appartiene alla grande tradizione del presepe.
Ma dietro l’artigiano c’è soprattutto l’uomo
Chi ha la fortuna di conoscere Aldo incontra una persona generosa, umile, disponibile e accogliente. Una presenza discreta, mai invadente, capace di esserci quando serve e di offrire il proprio aiuto con una naturalezza che non cerca riconoscimenti.
È un uomo premuroso e attento agli altri, dal carattere dolce e amabile. La sua bottega non è soltanto il luogo del lavoro: diventa facilmente uno spazio di incontro, di amicizia, di condivisione. Perché Aldo sa accogliere prima ancora con il cuore che con le parole.
È anche un grande lavoratore, instancabile. Dietro ogni sua creazione ci sono ore di pazienza, sacrificio, esperienza e dedizione. Il suo lavoro racconta il rispetto per un mestiere imparato e custodito nel tempo, ma anche quella passione che permette all’artigianato di diventare vera arte.
E forse proprio qui si trova la parte più bella della sua storia: Aldo mette nelle sue opere qualcosa di sé. La cura con cui modella una figura è la stessa cura che riserva alle persone; la pazienza del suo lavoro è la stessa con cui sa ascoltare; la semplicità delle sue creazioni più autentiche rispecchia la sua umiltà.
Per me, poi, parlare di Aldo significa parlare non soltanto di un grande maestro presepiale, ma di un caro amico. Un’amicizia preziosa, fatta di affetto sincero, disponibilità e tanti gesti semplici che valgono più di molte parole.
In un tempo in cui spesso si corre e si dimentica il valore delle relazioni, persone come Aldo ricordano che si può essere grandi senza bisogno di apparire: grandi nel lavoro, grandi nell’umanità, grandi nella capacità di voler bene.”
“E allora il titolo più bello, accanto a quello di maestro presepiale, è forse quello che nessuna scuola può conferire: maestro di semplicità, generosità e umanità.
Grazie, Aldo, per l’arte che le tue mani continuano a creare, ma soprattutto per il bene che il tuo cuore sa donare” la toccante chiosa finale del parroco.


