ROMA – Le prime vittime dell’Hantavirus sulle rotte dell’Odissea Atlantica- che invece si è rivelata un vero incubo- si chiamavano Leo e Mirjam Schilperrord, una coppia olandese di rispettivamente 70 e 69 anni. Leo, ornitologo e fotografo, è deceduto per primo, l’11 aprile scorso, a bordo della Hondius e tutt’ora i suoi resti si trovano nella stiva frigo della nave. La moglie Mirjam si è spenta pochi giorni dopo: già malata con sintomi, era scesa dalla nave da crociera nella tappa sull’isola di Sant’Elena e, una volta arrivata in Sudafrica, è collassata all’aeroporto di Johannesburg mentre cercava di rientrare nei Paesi Bassi, per poi spegnersi in un ospedale della Capitale del Paese africano. In particolare su Leo, riconosciuto come ‘paziente zero’, si sono concentrate le attenzioni degli inquirenti e degli ispettori per ricostruire l’origine del contagio e risalire al virus che ha innescato il focolaio. In definitiva, si è dovuto ripercorrere l’ultimo viaggio di questa coppia per risalire al primo contatto umano con l’hantavirus.
DAI PAESI BASSI FINO ALLA DISCARICA ALLA “FINE DEL MONDO”
La coppia, originaria di Haulerwijk, un villaggio di 3mila abitanti dei Parsi Bassi, viaggiava spesso per inseguire le passione condivisa dell’ornitologia. Fatale però è stato il viaggio di cinque mesi attraverso il Sud America. La coppia era arrivata il 27 novembre in Argentina, aveva attraversato il Cile e l’Uruguay documentando la fauna selvatica. A fine marzo marito e moglie erano tornati in Argentina, dove avevano partecipato a un’escursione di birdwatching vicino a Ushuaia, città della Terra del Fuoco e luogo famoso tra gli appassionati di fauna selvatica. Tappa immancabile infatti per questo tipo di turismo è “El basurero de Ushuaia”, niente meno che una grande discarica a cielo aperto distante sei chilometri dalla città.
LA ZONA CONTAMINATA DIVENTATA PARADISO DEGLI UCCELLI NECROFAGI
Come ha ricostruito il quotidiano El Pais, nonostante la discarica sia fortemente contaminata ed evitata dagli abitanti del luogo, la zona è diventata una meta di pellegrinaggio per gli appassionati di birdwatching grazie alle rare specie di uccelli che la popolano, tra cui il rarissimo caracara dalla gola bianca, talvolta chiamata anche caracara di Darwin. Questo elegante rapace dal piumaggio particolare, e poco studiato, è attratto infatti dagli avanzi di cibo, ma anche dalle carcasse di animali- abitudine alimentare che lo inserisce nella categoria degli uccelli necrofagi- che può trovare in grandi quantità nel basurero.
IL RUOLO CHIAVE DEI RATTI PIGMEI
E proprio per fotografare e incontrare gli esemplari di questa ed altre specie di volatili, Leo e Mirjiam si sono recati alla discarica il 27 marzo scorso, insieme anche ad altri passeggeri della MV Hondius. Secondo le prime ipotesi formulate, moglie e marito proprio in questo ambiente potrebbero aver inalato particelle disperse nell’aria contaminate da escrementi di ratti del riso pigmei dalla coda lunga, ‘vettori’ del temuto ceppo andino dell’hantavirus, unica forma nota di trasmissione da uomo a uomo. Si sospetta dunque che, una volta infetti dal virus, possano averlo trasmesso ad altri passeggeri a bordo. Ad oggi, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha rilevato otto casi di hantavirus sulla nave olandese tre delle persone infette sono decedute, due appunto sono gli Schilperrord, deceduti per primi in ordine di tempo.
LO SCETTICISMO DELLE AUTORITÀ LOCALI: “NESSUN CASO DI HANTAVIRUS QUI”
Ed è proprio nella discarica di Ushuaia si sta concentrando il lavoro degli epidemiologi, alla ricerca di tracce di roditori infetti. Ma le autorità argentine provinciali e la popolazione locale attendono i risultati con scetticismo, riferisce El Pais. In primo luogo, perché non è mai stato registrato alcun caso di hantavirus a Ushuaia o in qualsiasi altro luogo della provincia a cui appartiene, Terra del Fuoco. Inoltre, il sito è recintato, quindi i turisti che vengono ad osservare gli uccelli lo fanno dall’esterno della discarica, o tramite un sentiero. L’hantavirus si contrae inalando particelle di feci, urina o saliva di un roditore infetto : il rischio in spazi aperti come una discarica è inferiore rispetto a spazi chiusi con scarsa ventilazione, come un magazzino, un’azienda agricola o un campeggio. Insomma, secondo le autorità argentine locali non è scontato che la fonte dell’epidemia sia stata proprio la discarica di Ushuaia. E c’è attesa di conoscere gli esiti delle verifiche in corso: temendo piuttosto le conseguenze per l’impatto che l’epidemia sulla nave da crociera avrà sul turismo, la principale fonte di reddito locale.
UN POSSIBILE CONTAGIO IN CILE?
Del resto, la discarica non è l’unico luogo a rischio attraversato dalla coppia olandese nella loro lunga vacanza in Sudamerica. L’itinerario di viaggio ha incluso anche l’ingresso il 31 gennaio scorso nella provincia di Neuquén, in Cile, una delle zone endemiche del ceppo andino, e un’altra visita in Cile 12 giorni dopo. Una prima risposta la potranno dare solo i ratti pigmei di Ushuaia.
(photo credit: animallove.an/Ig)
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