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Il “Format Reggio Calabria” e la sfida della moda

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Se il marketing territoriale diventa asset industriale

​Mentre la filiera nazionale punta ai 108 miliardi di euro, la Calabria accelera: +7,5% di valore aggiunto nel comparto creativo. Un mese dopo OLTREMODA, l’analisi di un ecosistema che trasforma la cultura in leva occupazionale per il Mezzogiorno.

​C’è un Mezzogiorno che non aspetta, ma cuce. A un mese dalla chiusura dei lavori di OLTREMODA – Cultura, moda e territorio, l’iniziativa promossa dalla Città Metropolitana di Reggio Calabria si rivela essere molto più di una kermesse di inizio anno. È, nei fatti, il manifesto di una controtendenza economica: mentre il sistema moda nazionale cerca nuove bussole tra digitalizzazione e intelligenza artificiale in un mercato che vale oggi oltre 108 miliardi di euro (Fonte: Analisi di Mercato Fashion 2025/26 – Il Mio Business Plan), il Sud risponde con una formula che fonde manifattura, spettacolo e marketing territoriale.

​La spinta del settore creativo

​I numeri parlano chiaro: la Calabria sta vivendo una stagione di “rinascimento creativo”. Secondo l’ultimo rapporto “Io sono Cultura” curato da Fondazione Symbola e Unioncamere (Fonte: Rapporto Symbola 2025), la regione ha registrato una crescita del 7,5% del valore aggiunto nel settore culturale, accompagnata da un balzo dell’occupazione del 4,7%. Sono dati che superano la media nazionale e che posizionano l’area dello Stretto come un hub produttivo non più solo potenziale, ma concreto. In questo scenario, il brand territoriale “Anima Autentica” si è trasformato da slogan in un asset economico, capace di attrarre investimenti e capitalizzare la reputazione del territorio.

​Un format ibrido tra palcoscenico e città

​La forza di OLTREMODA risiede nel superamento del concetto classico di “sfilata”. Il format, organizzato dalla Totem srl, ha vissuto il suo momento di massima espansione con una serata-evento che ha collegato il prestigioso Teatro Comunale “Francesco Cilea” al cuore pulsante della città, il Corso Garibaldi. Attraverso proiezioni live e un allestimento urbano innovativo, la moda è uscita dai luoghi chiusi per diventare performance collettiva, alternando momenti di alta sartoria alle esibizioni di artisti come Alberto Urso, Francesca Tocca e Alex Belli, sotto la conduzione di Beppe Convertini e la partecipazione di Manuela Arcuri.

​“OLTREMODA nasce per dimostrare che la moda può essere cultura, identità e linguaggio del territorio”, spiega Natalia Spanò, ideatrice e direttrice artistica del format. “Abbiamo costruito un’esperienza corale in cui sfilate, musica e performance diventano strumenti di narrazione: un modello che mette insieme talenti e filiere produttive per restituire alla città un racconto contemporaneo, riconoscibile e, soprattutto, capace di generare valore oltre la passerella. La nostra sfida era trasformare un evento estetico in un volano di sviluppo per la Calabria, creando un ponte tra la creatività dei designer e la forza comunicativa dei grandi ospiti nazionali”.

Dallo spirito di Versace alla nuova impresa

​Il legame con il “bello e ben fatto” a Reggio Calabria ha radici nobili. L’omaggio a Gianni Versace presso il Museo Archeologico Nazionale non è stato un semplice esercizio di nostalgia, ma la base per un dibattito sulla moda come ecosistema industriale. “Abbiamo voluto dimostrare che investire in cultura significa generare opportunità reali per la comunità”, aggiunge Carmelo Versace, Sindaco della Città Metropolitana. L’obiettivo è trattenere i talenti, sfruttando il trend positivo del mercato del lavoro nel Mezzogiorno che vede una costante riduzione del tasso di inattività (Fonte: Report ISTAT Mercato del Lavoro 2025).

​Le prospettive per il 2026

​Il tempismo dell’analisi non è casuale. Con l’84% degli executive del fashion che prevede un incremento dei ricavi nel corso del 2026 nonostante le incertezze globali (Fonte: Fashion Outlook 2026 – QuiFinanza), la sfida per territori come Reggio Calabria è farsi trovare pronti con infrastrutture culturali e reti d’impresa solide. OLTREMODA ha tracciato la rotta: la moda non è più solo estetica, ma una leva finanziaria e sociale capace di ridisegnare i confini del marketing territoriale nel Mezzogiorno.

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