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La sfida post-ictus: prevenzione e convivenza con la patologia

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Presentato al Senato il documento con le linee guida

Roma, 14 apr. (askanews) – Prima in Italia per casua di invalidità e seconda per fatalità. A differenza di altre patologie, l’ictus, nel nostro Paese, resta una sorta di tabù, con conseguenze non solo nell’immediatezza post-stroke, ma anche a distanza di mesi, con danni permanenti che condizionano la vita dei pazienti. Al Senato, presso la Sala Caduti di Nassirya si è tenuto un incontro con istituzioni, politiche e non, che provano ad accendere la luce su tematiche quali prevenzione, tempestività nelle cure ma anche assistenza successiva all’evento.Abbiamo sentito la Senatrice Elena Murelli, promotrice dell’iniziativa: “In Italia purtroppo 120.000 casi ogni anno, il 75% delle persone ha casi di disabilità dopo un ictus e il 38% di spasticità dopo l’ictus. E’ importante quindi intervenire precocemente, ma soprattutto il policy paper che andiamo a presentare oggi fa emergere le criticità del sistema, ma propone naturalmente anche delle attività da fare. Quello in primo sicuramente è quello del PDTA”La conferenza stampa, realizzata con il contributo non condizionante dell’azienda AbbVie, ha esposto un piano dettagliato con diverse fasi d’azione. All’interno del programma, priorità assoluta verrà data alla creazione di efficienti Percorsi Diagnostico-Terapeutici Assistenziali Riabilitativi, ma anche alla costruzione di una rete assistenziale hub & spoke ed ad una più diffusa consapevolezza tra i professionisti del settore, per intervenire meglio e tempestivamente sulla malattia.Le parole di Andrea Vianello, Presidente A.L.I.Ce. Italia Odv: “L’ictus è la seconda causa di morte e la prima di disabilità, quindi è un tema sociale e sanitario molto importante di cui forse si parla poco. Un tema così diffuso, stiamo parlando di 120.000 persone ogni anno che affrontano un ictus. Per fortuna adesso l’ictus è gestibile se i tempi sono giusti e nel posto giusto, ma i danni poi restano per molte persone e sono danni con cui bisogna fare i conti.”Riconoscere fin da subito l’ictus per ridurre al minimo gli effetti dell’evento sul paziente, diminuire la pressione sulle strutture ospedaliere e sui caregiver: questo l’obiettivo dell’iniziativa, che abbraccia un più ampio percorso di consapevolezza e sensibilizzazione mirata a tutti colori i quali hanno lottato, e lottano tutt’ora, con patologie di questo genere.

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