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L’addio delle gemelle Kessler e il fine vita, Mina Welby: “Io non sceglierei il suicidio assistito”

MondoL’addio delle gemelle Kessler e il fine vita, Mina Welby: “Io non sceglierei il suicidio assistito”

ROMA – “Io personalmente non sceglierei il suicidio assistito” ma “bisogna valutare sempre caso per caso”. Temi come l’autodeterminazione della persona, le scelte di vita e fine vita, la rilevanza di un’assistenza adeguata alla persona malata e la vita indipendente della persona con disabilità, stanno a cuore a Mina Welby. Sposata con Piergiorgio Welby, affetto da distrofia muscolare e che nel 2006 chiese, ed ottenne, di essere aiutato a morire.

Co-presidente dell’Associazione Coscioni dal 2011, contattata dall’Agenzia Dire ha commentato la vicenda delle gemelle Kessler che hanno fatto ricorso al suicidio assistito. “Non lo avrei fatto- ha detto- Sono una persona molto positiva, sono per cercare di vivere il più possibile e fare qualcosa per gli altri”, se ce ne sono le condizioni. Sottolinea, infatti, che “ogni caso è diverso, vanno valutati uno per uno. Sono circostanze delicate”. Ribadisce, poi, di essere una persona “molto aperta. Bisogna sempre valutare tante cose, vedere dove e come si vive, capire il rapporto con la vita perché ci sono tanti fattori in gioco”. Se chiedessero a lei un consiglio, “io prima ci parlerei, cercherei di convincere la persona a vivere” ma allo stesso tempo ha ricordato di aver “accompagnato in Svizzera” una persona a morire perché non poteva più continuare a vivere.

LA MORTE DI PIERGIORGIO

Inevitabile tornare sulla vicenda del marito: “Piergiorgio stava talmente male- racconta- Non riusciva a respirare perché sentiva un dolore interno. Ogni respiro stava male. Piergiorgio era ‘costretto’ a vivere”. Ricorda poi il giorno in cui morì: “Il suo era uno sforzo continuo, quel pomeriggio sapevamo che sarebbe stato un addio ma mi disse che per lui era importante che io fossi felice”.

In qualunque caso, per Mina Welby, sarebbe importante “poter scrivere già prima le proprie volontà, come decidere per la fine nel caso in cui si finisca in coma”.
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