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Meloni: “Il referendum sulla cittadinanza una sciocchezza che poteva proporre chi vive nei salotti eleganti”

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ROMA – “Una sciocchezza”.

Così la premier Giorgia Meloni, intervistata da Sechi per i 25 anni di ‘Libero’, ha definito il quesito sulla cittadinanza presentato al referendum. Lo poteva proporre, ha aggiunto, “solo chi vive nei salotti eleganti e frequenta club esclusivi”.

Sono molti oramai che, sottolinea Meloni, “vivono più di 5 anni in un paese e poi si trasferiscono altrove e non mi sorprende che anche parecchi di sinistra abbiano bocciato il quesito, molti più di quanti immaginassi”.

“In Italia- ha concluso la premier- c’è un’ottima legge sulla cittadinanza e non c’è nessun bisogno di ridurre i tempi. La concessione della cittadinanza è una cosa seria e va riservata a chi ha un legame autentico con il nostro Paese”.

“Sono molto fiera del fatto che oggi l’Italia si presenti al mondo forte e credibile. E che, di fronte a un quadro economico e finanziario molto complesso, l’economia italiana stia dimostrando tutta la sua solidità e resilienza”. E ha aggiunto: “La strategia è giusta. Bisogna consolidare la tendenza economica positiva e proseguire nel percorso di riduzione delle tasse”.

Ricordando poi qualche numero: “Nel primo trimestre di quest’anno il Pil è cresciuto dello 0,3% rispetto al trimestre precedente e dello 0,7% rispetto al primo trimestre del 24, abbiamo fatto meglio di Francia e Germania. Il livello dello spread si è più che dimezzato rispetto al nostro insediamento. La Borsa ha registrato performance da record. Le agenzie di rating dicono che cresce la fiducia, gli investimenti sono aumentati del 5%”.

“Sono dati importanti- ha concluso Meloni- mi chiedo se fanno piacere a tutte le forze politiche. Vuol dire che le cose vanno meglio e che siamo nella direzione giusta”

Oltre un milione di posti di lavoro in più da quando siamo al governo. Berlusconi sarebbe fiero”. E cita l’Istat che “ci dice che abbiamo raggiunto nuovi record positivi. Non ci sono mai stati così tanti italiani che hanno avuto un lavoro da quando è stata fatta l’unità d’Italia”. Non solo, aggiunge, “è lavoro di qualita’ perché aumentano i contratti a tempo indeterminato. Aumenta anche il lavoro autonomo e diminuisce quello precario”.
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