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Professore sospeso dopo il post contro la figlia di Meloni, nuovo tentativo di suicidio: è grave

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(Adnkronos) – Sono gravissime le condizioni di Stefano Addeo, il docente 61enne di Marigliano, in provincia di Napoli, finito nuovamente in ospedale dopo un nuovo tentativo di suicidio. L’uomo, sospeso un anno fa dall’Ufficio scolastico regionale dopo un controverso post pubblicato su Facebook contro la figlia della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, si è lanciato dal balcone della sua abitazione al secondo piano. Secondo quanto riferito da fonti dell’Ospedale del Mare di Napoli, Addeo è ricoverato in terapia intensiva ed è “politraumatizzato in neuroprotezione”. La prognosi resta riservata. 

Il caso del professore aveva fatto discutere in tutta Italia nel 2025, quando il docente di un istituto linguistico di Cicciano pubblicò sui social un messaggio in cui augurava alla figlia di Giorgia Meloni di subire la stessa sorte di Martina Carbonaro, la 14enne di Afragola uccisa dall’ex fidanzato. Dopo le polemiche e l’indignazione pubblica, Addeo aveva chiesto scusa, sostenendo inizialmente che il contenuto fosse stato generato dall’intelligenza artificiale. 

Travolto dalle critiche e dall’isolamento sociale, il professore aveva già tentato il suicidio nei mesi successivi ingerendo un’overdose di farmaci. Anche allora era stato ricoverato d’urgenza. 

A parlare del suo stato emotivo è stato don Luigi Merola, fondatore dell’associazione ‘A Voce de Creature’ e padre confessore del docente. “Ci siamo sentiti via telefono più volte nel corso di quest’anno, l’ultima volta è accaduta ad aprile, in occasione della Pasqua. A distanza di tempo, Stefano continua ad ammettere di aver sbagliato, per lui non c’è stato perdono, portava addosso lo stigma sociale, non tutti riconoscono che negli esseri umani ci può essere una conversione, a tutti va data una seconda possibilità”, afferma all’Adnkronos. 

Don Merola ha descritto Addeo come un uomo fragile, segnato dal peso mediatico e dal giudizio pubblico: “È finito nel tritacarne dei social, in un sistema dove tutti puntano il dito e nessuno ascolta davvero il dolore degli altri”. “E’ stato isolato dalla sua famiglia, dalla comunità scolastica, l’unico suo interesse di vita era la cura della mamma, anziana ed ammalata, il suo grande dolore è sentirsi solo, lontano da tutti. Viveva un momento di grande disperazione, l’ho assistito a distanza, l’ho ascoltato a lungo, è anche il compito di noi parroci”, ha aggiunto don Merola, “Stefano è vittima di un mondo che corre troppo veloce, incapace di ascoltare le grida d’aiuto, lui viene da famiglia estremamente cattolica ed anche la Chiesa è stata assente. In lui c’è stata una grave debolezza, l’ha pagata caramente”. 

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