ROMA – La Somalia ha siglato un accordo con l’Arabia Saudita che rafforza la cooperazione militare tra i due paesi. Come ha spiegato il ministro della Difesa somalo Ahmed Moallim Fiqi, nell’incontro è stato discusso “il futuro dell’industria della sicurezza e della difesa” a partire dalle reciproche “opportunità”. Una mossa che arriva a poche settimane dal riconoscimento da parte di Israele del Somaliland, prima e unica nazione ad aver compiuto questo passo da quando questa regione ha unilateralmente dichiarato l’indipendenza nel 1991.
Il governo federale di Mogadiscio ha denunciato la decisione di Tel Aviv come illegale e un attacco alla propria sovranità e integrità territoriale. Da allora la Somalia, che ancora fa i conti con la violenza interna dei gruppi armati, sta correndo ai ripari tramite le relazioni internazionali. Prima del memorandum d’intesa con l’Arabia Saudita ha incontrato i vertici del Qatar, con cui è stato siglato un patto di difesa che rafforza la collaborazione, a partire dai programmi di addestramento.
Tale strategia, come osservano diversi esperti, rischia tuttavia per inasprire la competizione tra i due giganti della regione – Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti – che già si sono indirettamente confrontati nell’ambito della guerra nello Yemen e si contendono diversi interessi nel Mar Rosso e nel continente africano.
Il Corno d’Africa si configura come terreno fertile per una rinnovata competizione, a partire dall’influenza sempre più decisiva che gli Emirati giocano in Sudan – dove sono accusati di sostenere da oltre due anni il gruppo ribelle contro cui combatte l’esercito nazionale – ma anche nella stessa Somalia. Mogadiscio ha infatti accusato gli Emirati di sostenere l’iniziativa israeliana nel Somaliland, e così la scorsa settimana ha annunciato l’annullamento di tutti gli accordi stretti finora con Abu Dhabi in tema di difesa e sicurezza.
In particolare, Mogadiscio ha stralciato gli accordi per la gestione dei porti strategici di Kisimayo, Bosaso e Berbera, rispettivamente nel Giubbaland, nel Puntland e nel Somaliland, e inoltre ha chiuso lo spazio aereo ai voli cargo emiratini.
Gli Emirati erano già guardati con sospetto per aver sostenuto, nel 2024, il tentativo dell’Etiopia di siglare un accordo col Somaliland per la gestione del porto di Berbera in cambio del riconoscimento dell’indipendenza. Un modo per Addis Abeba di assicurarsi un accesso al Mar Rosso, poi fallito anche grazie alla mediazione della Turchia, e che aveva portato agli accordi con Abu Dhabi per la gestione dei principali porti somali.
Nel sistema di forza somalo gioca intanto un ruolo sempre più importante la Turchia, che dal 2017 alimenta una stretta collaborazione militare a partire dall’apertura di una base turca a Mogadiscio, Turksom. Oltre al settore della difesa, Ankara sta cercando di rafforzare anche i suoi interessi in campo energetico. Lo indica la partenza ieri verso le acque somale della prima nave turca di esplorazione e perforazioni profonde, che realizzerà la prima missione alla ricerca di giacimenti di petrolio e gas offshore. Come ha riferito il governo di Ankara, la nave, scortata da tre navi da guerra turche, dovrebbe raggiungere entro 45 giorni le acque somale per avviare ad aprile le trivellazioni presso il pozzo Curad-1 al largo della Somalia.
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