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Strage di Bologna, i familiari: “La nostra rivoluzione inarrestabile”

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Paolo Bolognesi al governo: parole chiare, mettetevi d’accordo

Bologna, 2 ago. (askanews) – Tre fischi in piazza Medaglie d’Oro dopo 43 anni richiamano ancora una volta uno dei momenti più dolorosi della storia del nostro Paese, quando alle 10.25 del 2 agosto 1980 lo scoppio di una bomba nella sala d’attesa provocò 85 morti e cambiò per sempre la vita di 200 persone rimaste ferite. “Ci vuole tempo e pazienza, ma la nostra rivoluzione non potrà essere ignorata”, ha detto Paolo Bolognesi, presidente dell’Associazione familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna: “La nostra è una rivoluzione non violenta, spesso silenziata, ma inarrestabile. Una rivoluzione che ha bisogno di ciascuno di noi e che ciascuno scelga ogni giorno di dare il meglio di sé. Una rivoluzione lenta ma inesorabile che non potrà essere ignorata”.Sul palco assieme a Bolognesi e ai familiari delle vittime, al sindaco di Bologna Matteo Lepore e al presidente della Regione Stefano Bonaccini, anche il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi. È proprio al rappresentante del governo che l’associazione dei familiari rivolge alcuni interrogativi:”Cercate di mettervi d’accordo come governo: non si può da una parte dire che sono stati i fascisti e dall’altra parte i fascisti dicono ‘noi non c’entriamo niente, sono stati i palestinesi’. Cerchiamo di metterci d’accordo, noi siamo qua tutto l’anno, vogliamo delle parole chiare e vogliamo che la smettano di fare delle cose che non hanno niente a che fare con la verità”.Chiediamo che i processi vengano fatti in tribunale e non in Parlamento dove vogliono affossare la legge 206 del 2004, ha ribadito Bolognesi chiedendo anche conto delle “bugie raccontate in Aula dal ministro Carlo Nordio con le quali ha rischiato di dare una mano ai terroristi che hanno causato la strage di Bologna”.Il responsabile del Viminale Matteo Piantedosi non risponde direttamente, ma assicura vicinanza ai familiari delle vittime. “Vorrei anche un po’ che la mia presenza significasse più di molte altre parole che lo Stato cammina con voi, non si sottrae alla responsabilità di proiettarsi nel passato per confrontarsi con la verità e coltivarne la memoria, ma anche di volgere lo sguardo al futuro per contribuire alla speranza”. Servizio di Paolo TomassoneMontaggio Carla BrandoliniImmagini Askanews

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