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Torino, la GAM di Chiara Bertola: museo di spazio e risonanze

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Incontro con la direttrice alla scoperta dei nuovi allestimenti

Torino, 8 feb. (askanews) – La GAM, Galleria Civica d’arte moderna e contemporanea di Torino, sta vivendo una fase di rinnovamento a tutti i livelli, da quello architettonico a quello della programmazione. Un museo storico, che vuole ripensarsi nell’oggi e mettere in dialogo artisti ed epoche diverse, con un’idea di “Risonanze”, che è una delle parole chiave della direttrice Chiara Bertola. “Quello che ho pensato, che poi con l’aiuto degli architetti e di tutto staff abbiamo fatto – ha detto la direttrice ad askanews – è stato far venire fuori il disegno antico di quello che era la GAM, perché la GAM era veramente, secondo me, moderna e europea, come dicevano i suoi due architetti Bassi e Boschetti, ed era nuovissima, era coraggiosissima, brutalista, era inaspettata”.Il nuovo allestimento prevede un piano dedicato al display delle collezioni e al “Deposito Vivente”, che è una novità e offre visibilità a molte opere conservate dal museo. “C’è un deposito che ci ha permesso di esporre 350 opere, vicino a una sezione dedicata invece alla collezione – ha aggiunto – e questo ci ha permesso anche di sondare diverse modalità espositive, questo secondo me è anche un po’ il ruolo che un museo deve fare”.Visitando la GAM si percepisce con forza la volontà di dialogo tra i vari lavori, ma anche tra i vari ambienti: i rimandi sono continui e in molti casi intriganti. “Le cose, le indicazioni e le ricerche in qualche modo da un’età all’altra, da un’epoca all’altra – ha detto ancora la direttrice – dovevano richiamarsi e proporre delle soluzioni che erano state pensate dagli artisti in epoche diverse rispetto alla luce, rispetto al colore, rispetto al tempo. Questi sono i tre temi grandi che hanno dato le direttive di tutto l’allestimento e di tutte le sue forme presenti oggi alla GAM”.Altro tassello fondamentale del progetto sono le mostre temporanee, anche queste immaginate come momento per creare qualcosa di nuovo, come per esempio l’allestimento d’artista di Stefano Arienti per l’esposizione dedicata alla pittrice impressionista Berthe Morisot. “Si deve sempre capire – ha concluso Chiara Bertola – che la GAM offre delle mostre che sono speciali. Berthe Morisot con la sua fragilità forte mi ha portato a così in maniera abbastanza naturale a invitare a immaginare altre due artiste di due Paesi diversi in due momenti in fondo del contemporaneo diversi”.Le due artiste sono l’americana Mary Heilmann, importante astrattista del secondo Novecento cui mai era stata dedicata una personale in Italia. Forme e colori che prendono la scena, ma che si rivelano essere solo una parte del lavoro di composizione e stratificazione dell’artista. E stratificazione è un termine decisivo anche per avvicinarsi alla mostra di Maria Morganti, artista veneziana che usa il colore come “materia prima del suo animo”, e costruisce opere che hanno una forza temporale prima che visiva. Lavori che sono un segno e provano a lasciare un segno, giorno dopo giorno.

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